4th
Innanzitutto vorrei dire una cosa, cioè che continuare a fare le distinzioni tra cartoni animati e film “con attori in carne e ossa” (come tuttora si legge sui quotidiani che parlano di Miyazaki a Venezia: c’è ancora gente, al di fuori dei critici quotidianisti, che usa davvero l’espressione “film con attori in carne e ossa”?) è come distinguere tra registi bianchi e registi neri. Ci provassero, su Repubblica, a esordire sulla pagina spettacoli dicendo “E dopo tanti film di registi ariani, ecco arrivare Spike Lee che con la sua pelle tutta scura porta al Lido un tocco di insolito esotismo”. Implicando sotto sotto che l’uno non sarà mai come gli altri, che sì, sono tanto carini questi africani ma in fondo a una cosa sola devono servire, cioè a ballare e cantare, e che il cinema vero lo continuiamo a fare noi biondi. Così il cinema d’animazione sarà sempre “per bambini”. Così il film di Miyazaki vince perché “la canzoncina è orecchiabile”, come dice la Natalia oggi. È inutile, ogni anno mi c’incazzo.